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Ultimo aggiornamento: 8:11
Al centro del decreto Bollette varato mercoledì dal consiglio dei ministri c’è la compensazione delle aziende energetiche con centrali a gas per i costi sostenuti per comprare quote europee di emissione di Co2. Visto che i prezzi dell’elettricità si formano sulla base del costo di produzione dalla fonte più costosa, che è appunto il gas, la mossa del governo Meloni punta a ridurre il costo finale per i consumatori. Ma è anche un chiaro segnale alla Commissione Ue che nel corso dell’anno dovrà fare il tagliando all’Emission trading system, strumento chiave per raggiungere gli obiettivi climatici che l’Unione ha fissato per il 2030. Un sistema non perfetto ma grazie al quale le emissioni dei settori coperti sono calate del 50% rispetto al 2005 (il target al 2030 è -62%) soprattutto grazie al calo di quelle del settore energetico. L’industria inquinante lo incolpa però della propria crisi e vorrebbe restringerne l’applicazione. Confindustria ne ha chiesto addirittura la sospensione. E il governo si accoda.
L’Ets ha creato un mercato che incentiva le imprese a ridurre la loro impronta carbonica attraverso un sistema di “cap-and-trade”: di anno in anno la Ue fissa un limite (cap) alle emissioni consentite e chi inquina deve comprare all’asta – anche se in passato molte venivano assegnate a titolo gratuito – una quota per ogni tonnellata di Co2 emessa nell’ambiente nel corso dell’anno. Insomma: chi inquina paga. Le aziende che riducono le proprie emissioni sotto il limite previsto possono rivendere le quote in eccesso, generando profitti con cui finanziare ulteriori politiche climatiche. Le aste poi producono gettito per gli Stati, che a loro volta dovrebbero utilizzare i soldi per finanziare misure di decarbonizzazione e promuovere tecnologie sostenibili.















