ROMA – La domanda che circola tra gli operatori è solo una: «Chi paga?». Alla fine il decreto bollette per tagliare i costi di energia delle famiglie e delle imprese italiane sarà (quasi) a costo zero per il governo. Ma il peso della manovra si ribalterà soprattutto sulle casse delle aziende che producono con il termoelettrico sfruttando il gas. Non è un caso che la Borsa negli ultimi due giorni abbia penalizzato i titoli, in forte calo, delle società energetiche e delle utility: Enel, Edison, Sorgenia, A2A e Iren. Enel, per esempio, in due giorni ha perso il 4,66% che in termini assoluti vuol dire oltre 4 miliardi di capitalizzazione. I vertici dei diversi gruppi, che fuori taccuino definiscono «devastante» l’effetto del decreto che mercoledì dovrebbe andare in Consiglio dei ministri, stanno analizzando a quanto ammonterebbe il danno: in media il 25% dei ricavi da produzione di termoelettrico.

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di Francesco Manacorda

13 Febbraio 2026

A pesare la misura più strutturale per abbassare il costo dell’elettricità, quella dell’articolo 5 sul pagamento delle emissioni di CO2 per chi produce con il gas. Oggi gli Ets valgono intorno ai 4 miliardi, dai 25 ai 40 euro a megawattora per i produttori termici. Intervento che ha implicazioni europee, tanto che l’Italia dovrebbe essere autorizzata, ma la presidente della Commissione, Ursula von der Leyen, non vuole mettere in discussione il meccanismo degli Ets. Al massimo rivedere il sistema, riordino di cui vuole approfittare l’Italia.