All’ultima assemblea della Confindustria, a Bologna, davanti alla premier Giorgia Meloni, il presidente Emanuele Orsini si è giustamente lamentato per i prezzi dell’energia. I più alti d’Europa. La sua relazione è stata applauditissima. Presumibilmente anche da quegli importanti associati che godono di importanti margini di intermediazione, soprattutto nell’elettricità. Non esistono, lo abbiamo detto più volte, extraprofitti.

Inutile inseguirli in una visione dirigista e vendicativa della società. Ma c’è chi ha le proprie rendite di posizione e cerca di sfruttarle, in particolare nel mercato retail, a beneficio dei propri azionisti (e dello stesso Stato). All’ingrosso le cose vanno diversamente. C’è più professionalità. Le aziende hanno i loro energy manager. Il potere negoziale è diverso.

Ma, nonostante tutto, sono ancora molte le imprese, soprattutto piccole, che non conoscono il loro potenziale competitivo nella negoziazione con i fornitori. Basterebbero solo modesti investimenti in modelli di bilanciamento dei consumi per ridurre un po’ i loro costi.

Si riflette poco, poi, sull’enormità degli oneri di sistema, circa 170 miliardi dal 2010 al 2024 caricati sulla bolletta. Rinnovabili pagate a peso d’oro. Ormai gran parte degli investimenti dei gruppi energetici sono sostanzialmente garantiti. Azionisti privilegiati e invidiati dalla quasi totalità degli altri associati a Confindustria.