Le Coq tatuato sul braccio sinistro, il galletto simbolo della Francia orgogliosamente portato sulla pelle. Quando nacque l’11 febbraio 1926 nessuno poteva immaginare che il piccolo Paul avrebbe impresso alla cucina francese, ma in realtà a quella di tutto il mondo, una svolta radicale. Più facile immaginare che la sua vita sarebbe stata nell’attività di famiglia. Era un giovedì, quel giorno di un secolo fa, quando Paul Bocuse veniva alla luce a Collonges-au-Mont-d’Or, piccolo comune rurale alle porte della città di Lione, nascendo in una famiglia di albergatori e ristoratori le cui radici risalgono al XVIII secolo.
Studente poco avvezzo ai libri di scuola, venne spinto dal padre cuoco verso i fornelli: a sedici anni era nella cucina di Claude Maret, nel ristorante Soierie di Lione, per imparare i rudimenti del mestiere. Quando il conflitto mondiale divampò in Europa, Paul Bocuse si arruolò volontario nell’esercito francese di liberazione, tra le cui fila venne ferito in Alsazia. Col ritorno della pace tornò in cucina, con una tappa fondamentale della sua formazione nel ristorante di Eugénie Brazier, la prima donna a ottenere le tre stelle Michelin, nonché l’unica a ricevere tale riconoscimento per due ristoranti contemporaneamente. Anni dopo Bocuse definì Mére Brazier come “pilastro della gastronomia mondiale”.







