Norbert Niederkofler ha deciso che avrebbe fatto il cuoco quando aveva 18 anni. Voleva girare il mondo, poi però è tornato in Alto Adige e non è più andato via. Ed è difficile immaginarlo lontano dalle montagne, le stesse in cui ha scritto la sua filosofia in cucina, la Cook The Mountain attorno alla quale è cresciuta una squadra di talenti che comprende Michele Lazzarini (Contrada Bricconi), Alberto Toè (prima Horto ora Castel Badia), Ariel Hagen (Saporium Firenze), Mauro Siega (executive all’Atelier Moessmer Norbert Niederkofler a Brunico). E a parlar con lui seduti a un tavolo dell’Ansitz Heufler a Rasun di Sopra, in Valle Anterselva (è la sua ultima apertura, quella in cui più si sente a casa) si scopre che questa squadra di chef, che si è costruito intorno e che continuano ad averlo come mentore, vive di uno spirito non lontano da quello olimpico, fatto di passione, impegno, e sacrificio. Una cosa che lo stesso chef ha imparato prima ancora di entrare in una cucina, quando lui stesso si metteva gli sci piedi.
Cosa significa per lei lo spirito olimpico?
“È il feeling più importante e più bello che si può respirare non solo in occasione delle Olimpiadi Milano-Cortina, ma in qualsiasi momento della vita. Quella forza che si crea quando una squadra di giovani si incontra e si mette a confronto. Un confronto di talenti, di vite, di nazionalità diverse. Non vedo l’ora che inizino le Olimpiadi per respirare quell’energia, per me, vitale. Solo dal confronto nascono le idee più belle. Sono convinto che uscirà un evento bellissimo e che mostreremo quanto sappiamo dare in termini di ospitalità e accoglienza”.








