Il dialogo tra le grandi potenze sul controllo degli arsenali nucleari non fa progressi, alimentando i timori di una nuova corsa agli armamenti.

Gli Stati Uniti, dopo la scadenza del New Start con la Russia, hanno chiesto una profonda revisione del trattato, insistendo con la Cina perché si unisca ai colloqui per stabilire nuovi limiti alla proliferazione, nonostante le resistenze di Pechino.

Mosca nel frattempo ha proposto di includere nella trattativa Francia e Gran Bretagna, ma Londra è sembrata tirarsi indietro.

Il pressing americano nei confronti dei cinesi sulle armi atomiche nasce dal vuoto che si è creato con la scadenza del New Start, che imponeva a Stati Uniti e Russia (che detengono l'80% dell'arsenale mondiale) di non superare le 1.550 testate ciascuno: l'ultimo trattato internazionale che poneva una regolamentazione tra Paesi. Donald Trump non ha accettato la proposta di Vladimir Putin di mantenere in vigore le vecchie restrizioni per un altro anno, ma ha chiesto un "trattato nuovo, migliorato e modernizzato", che ponga un freno alle "ripetute violazioni russe" e tenga conto l'aumento delle scorte mondiali.

Nel mirino c'è soprattutto il Dragone, perché ha approfittato della "restrizione giuridicamente vincolante tra Stati Uniti e Russia per iniziare ad espandere la propria capacità a un ritmo storico" ed è "sulla buona strada per avere oltre 1.000 testate entro il 2030", ha avvertito il sottosegretario Usa agli armamenti Thomas DiNanno. In questo mutato scenario "il controllo degli armamenti non può più essere una questione bilaterale" e "nessuno più della Cina ha la responsabilità di contribuire a garantire la stabilità strategica", ha affermato il segretario di Stato Marco Rubio.