LONDRA – Da giovedì entriamo in una nuova era: un mondo senza limiti agli arsenali nucleari delle due superpotenze militari, Stati Uniti e Russia. Quel giorno scade infatti il trattato New Start (acronimo di Strategic Arms Reduction Treaty), firmato nel 2010 e rinnovato nel 2021, che era a sua volta un’estensione dello Start, il primo patto di questo genere tra Washington e Mosca, firmato nel luglio 1991, sei mesi prima del crollo dell’Unione Sovietica. Il New Start pone un limite di 1550 testate nucleari dispiegate, ovvero pronte per essere utilizzate, a ciascuno dei due Paesi: più che abbastanza per distruggersi a vicenda e distruggere gran parte della Terra. A queste si aggiungono circa altre 3 mila testate atomiche americane e russe nei depositi dei rispettivi arsenali. Numeri che fanno paura, ma la scadenza del trattato significa che in teoria potrebbero crescere ulteriormente, dando il via a una nuova corsa agli armamenti.
Un’adesione “volontaria”?
Non è detto che ciò accada. Vladimir Putin ha proposto che, alla scadenza del trattato, entrambi i Paesi continuino a rispettare volontariamente i limiti posti dal New Start. Donald Trump, pur descrivendo la proposta russa come “una buona idea”, non ha ancora formalmente risposto, affermando che sarebbe “molto meglio” avere un nuovo accordo sulle armi nucleari, coinvolgendo nella trattativa anche la terza potenza atomica del pianeta, la Cina. Gli esperti prevedono, tuttavia, che Trump finirà per aderire alla proposta di Putin, segnalando l’intenzione di continuare ad aderire ai limiti del trattato almeno per un altro anno, anche in assenza di un accordo negoziato.











