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Ventidue miliardi di oneri, perdite fino a 21 miliardi, dividendi azzerati, crollo in Borsa del 25% in una sola giornata e un gruppo costretto a reimpostarsi come se fosse una start-up allo sbando e non uno dei colossi mondiali dell'auto
Il conto della favola elettrica è arrivato, ed è salatissimo. Ventidue miliardi di oneri, perdite fino a 21 miliardi, dividendi azzerati, crollo in Borsa del 25% in una sola giornata e un gruppo costretto a reimpostarsi come se fosse una start-up allo sbando e non uno dei colossi mondiali dell'auto. Questo è il lascito di Carlos Tavares: un manager celebrato come visionario che ha confuso l'ideologia per strategia e l'ostinazione per lungimiranza. Tavares ha puntato tutto sull'auto elettrica con il fervore del convertito, ignorando segnali di mercato, resistenze dei consumatori, fragilità industriali e il fatto che l'Europa non controlla né le materie prime né la filiera tecnologica. Una scommessa azzardata fatta col denaro degli azionisti, dei lavoratori e dei territori, mentre lui si garantiva un'uscita dorata. Perché mentre Stellantis oggi brucia miliardi, l'ex ceo non se n'è andato a mani vuote. Secondo i dati disponibili, Tavares ha incassato 35 milioni tra liquidazione e buonuscita, ai quali vanno sommati compensi totali per 100 milioni maturati nei tre anni passati alla guida del gruppo. Una cifra che stride in modo offensivo con il disastro industriale che emerge ora dai conti.
















