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4 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 13:57

Come in un film sono i fotogrammi di foto e video che vengono allineati uno dopo l’altro e ricompongono “l’impressionante livello di violenza, devastazione e complessivo disastro, registrato a partire dal momento in cui un gruppo di manifestanti violenti si staccava dal corteo organizzato e avviava lo scontro con le forze dell’ordine lungo Corso Regina Margherita”. Ed è da queste immagini, dalle denunce dei due agenti, dalle parole degli indagati che partono le tre ordinanze emesse dalla giudice per le indagini preliminari di Torino, Irene Giani, che ha disposto i domiciliari per il presunto aggressore di un poliziotto e l’obbligo di firma per gli altri due indagati.

“Viene dato atto dagli operanti del fatto che i facinorosi, a riprova della loro capacità di muoversi in maniera strutturata in contesti di scontro di piazza, avanzavano verso i blocchi secondo schemi operativi tipici della ‘guerriglia urbana’, con cosiddette “azioni a elastico” (avvicinamento ostile e veloce allontanamento) eseguite contestualmente su più fronti, danneggiando cose e creando una cortina fumosa funzionale a superare i reparti schierati a difesa del presidio avuto di mira” riflette la gip. Che indica in 1500 i “facinorosi” gli autori della coltre di fumo “con azione evidentemente preordinata e organizzata” per poter indossare maschere, caschi, passamontagna. Ed è in questa fase che avviene anche “una preoccupante aggressione” ai giornalisti.