Il quadro che emerge dagli atti è quindi quello di una manifestazione degenerata in violenza organizzata, ma con responsabilità individuali che, almeno allo stato, vengono differenziate sul piano cautelare. Da una parte, la ricostruzione giudiziaria di una guerriglia pianificata; dall’altra, misure attenuate per due indagati e i domiciliari per il solo giovane ritenuto coinvolto direttamente nell’aggressione al poliziotto. Nel caso del 22enne di Grosseto, il gip riconosce un «efficiente concorso morale». Nell’ordinanza si legge: «L’indagato, infatti, con la propria permanenza e con la registrata azione di sospingimento, contribuiva alla realizzazione dell’evento, rafforzando e sostenendo il proposito criminoso dei correi, che materialmente colpivano l’agente Calista e certamente percepivano la sua presenza adesiva, pur nella rapidità dello sviluppo dell’azione. I movimenti del Simionato, per come ritratti dal video, paiono del tutto incompatibili con l’ipotesi che in quel momento egli stesse scappando, come invece da lui spontaneamente dichiarato in sede di convalida». Si ritiene, «ad ogni modo, che le descritte esigenze di cautela possano essere adeguatamente tutelate con la misura degli arresti domiciliari, attesa la giovanissima età dell’indagato e il suo stato di incensuratezza, nonché considerato che il pericolo di reiterazione pare collegato a filo diretto con la possibilità di partecipare ad altri eventi collettivi della medesima natura, in concreto impedita dall'applicazione della predetta misura».