La prima informativa è arrivata ieri in Procura. È l’atto che chiude, sul piano investigativo, una guerriglia durata ore e che apre, sul piano giudiziario, una lettura più ampia e stratificata della violenza esplosa sabato a Torino durante la manifestazione nazionale contro lo sgombero di Askatasuna.

Nelle stesse ore in cui il dossier della Digos di Torino veniva trasmesso, gli investigatori erano ancora al lavoro sui filmati, frame dopo frame, per attribuire volti e responsabilità non solo agli oltre 500 incappucciati del cosiddetto blocco nero, ma anche a una platea più ampia di soggetti violenti, meno strutturati ma ugualmente attivi negli scontri. Secondo quanto emerge dal dossier, agli scontri hanno partecipato «altre centinaia di manifestanti, anch’essi aviso coperto, disorganizzati, protagonisti di lanci continui di oggetti contundenti contro le forze dell’ordine», con un impiego massiccio di razzi, bombe carta, pietre e massi. Parte del materiale è stato ricavato sul posto, «rompendo il selciato con martelli», parte sarebbe stato portato direttamente dall’area più oltranzista del corteo. La Procura valuta ora l’ipotesi di devastazione. Gli iscritti nel registro degli indagati sono 24, per reati che vanno dalla resistenza alla violenza. A questi si aggiungono i 3 arrestati, per i quali ieri si è svolta l’udienza di convalida.