Chiamatela pure la “sindrome di Badoglio” ma al di là dei nomi è certo che a destra le scissioni sono sempre sventurate sia per i risultati elettorali sia per il destino dei politici che lasciano i partiti di riferimento. Che si dicano moderati o rivoluzionari poco importa: l’elettorato di destra non gradisce il “tradimento”. Un esempio lampante? Il destino di Democrazia nazionale. Quella dolorosa scissione nel 1976 portò via al Msi 17 deputati su 35 e 9 senatori. Tolse più della metà del finanziamento pubblico al partito di Almirante. Eppure le prove elettorali furono più che deludenti: l’1% alle comunali di Trieste (prima prova del partito scissionista che voleva creare una destra costituzionale), 0,6% alle regionali del Friuli. Disfatta alle politiche del 3 giugno 1979: Dn ottiene lo 0,63% alla Camera e lo 0,56% al Senato. Almirante li bollò come traditori e venduti alla Dc e l’elettorato missino gli credette.
Certo Vannacci ha tutt’altre intenzioni, intende pescare a destra della destra e se De Marzio ricevette alla Camera gli auguri e i complimenti di Aldo Moro per il coraggio dimostrato nel lasciare il Msi, il generale deve accontentarsi degli abboccamenti di Matteo Renzi, almeno stando ai retroscena raccontati da Francesco Verderami sul Corriere. Ma appunto per chi se ne va non vale il “che male fa” cantato da Caterina Caselli. Le scissioni fanno male a chi se ne rende protagonista. Anche se hanno il sapore di un ritorno alle origini. Avvenne così per la rifondazione missina di Pino Rauti e Giorgio Pisanò all’indomani del congresso di Fiuggi nel 1995 che aveva trasformato il Msi in An. Quella scissione – annota Marco Tarchi – «nasce intorno a una mozione degli affetti e smentisce le riflessioni innovative di Rauti degli anni ’70. Un passo indietro profondamenteim politico che si spiega solo con un cedimento a ragioni sentimentali». Dal momento della scissione il Movimento sociale-Fiamma tricolore andrà incontro a litigi interni che porteranno lo stesso Rauti a lasciare il nuovo partito che sarà guidato da Luca Romagnoli.












