Il centrodestra fa quadrato attorno ai cosiddetti “vannacciani” che, con fine spirito democristiano, votano la fiducia al governo, ma si sfilano sul decreto Ucraina. Un distinguo politico, non una frattura. A sinistra invece il solito caos creativo: il Pd nega la fiducia, ma vota sì alle armi, in compagnia di Azione, Italia Viva e +Europa. Movimento 5 Stelle e Avs, invece, dicono no al decreto. Campo largo? Più che altro un campo minato.

Due le immagini della giornata. La prima: i leghisti che fanno il grande sgarbo e abbandonano l’aula mentre parla il vannacciano Ziello. La seconda: il non voto sull’ordine del giorno Pd firmato da Laura Boldrini, Paolo Ciani, Arturo Scotto e Nico Stumpo.

GENERALE VANNACCI, RITIRATA SULL'UCRAINA: "PERCHÉ VOTIAMO LA FIDUCIA"

Via libera, da parte dell'Aula della Camera, con 207 sì, 119 no e quattro astenuti, alla questione di fiducia...

Scene simboliche, ma i numeri raccontano altro. La fiducia passa con 350 voti su 400. Quattro le astensioni dal gruppo Misto, minoranze linguistiche. Le assenze - “del tutto fisiologiche”, assicurano dagli uffici del ministro Luca Ciriani – comprendono 12 deputati in missione. Tra Fratelli d’Italia e Forza Italia gli assenti sono 12 per parte, nella Lega 6. Sempre inclusi i “missionari”.