«Siamo di fronte a una strategia che mira a innalzare il livello dello scontro con le istituzioni e che, attraverso i disordini e la violenza, punta a compattare la galassia anarco-antagonista e a galvanizzarne gli aderenti. È possibile dire che stiamo registrando un innalzamento del livello dello scontro che, per certi versi e pur con delle varianti, richiama dinamiche squadristiche e terroristiche che hanno caratterizzato alcune fasi del nostro passato. Credo che chi sfila a fianco di questi delinquenti finisce per offrire loro una prospettiva di impunità».
Ecco #EdicolaVerità, la rassegna stampa podcast del 4 febbraio con Carlo Cambi
Caro generale Vannacci, che lei sia un uomo audace si sa. Per lei parla il suo curriculum. Dopo aver frequentato l’accademia militare di Modena e aver superato la selezione per accedere al corpo degli incursori dell’esercito italiano, il famoso 9° Col Moschin, ha praticamente partecipato a tutte le missioni estere più rischiose delle nostre forze armate: Somalia, Ruanda, Yemen, Afghanistan, Iraq. Già che c’era ha pure prestato servizio in Libia, durante le cosiddette Primavere arabe. Insomma, in 30 anni di carriera in divisa non si è fatto mancare niente. Se proprio devo trovare un appunto in un cursus honorum come il suo, diciamo che lei difetta un po’ nella diplomazia. Infatti, quando ha dovuto svolgere il ruolo di addetto militare presso l’ambasciata italiana a Mosca è durato poco. Del resto, che lei sia un tipo abituato a parlar chiaro e non a infiocchettare i discorsi per renderli più gradevoli lo ha dimostrato in diverse occasioni.











