Avanti sulle tutele "rafforzate" per gli uomini in divisa, per evitare l'iscrizione automatica nel registro degli indagati per quegli agenti che si trovano a far ricorso all'uso di armi o menare le mani agendo in situazioni di pericolo. Guai a chiamarlo "scudo penale" tra gli addetti ai lavori, ma per la cronaca di questo si tratta e - elemento non secondario - non varrà solo per gli uomini in divisa, ma per tutti quei cittadini che si trovano in situazione di pericolo, costretti a reagire per salvarsi la vita.
È uno dei pilastri su cui regge il pacchetto sicurezza, composto da due testi - un decreto legge e un ddl - a cui lavora il governo, attesi in un Consiglio dei ministri che si terrà domani pomeriggio. Ma come funziona lo scudo che Giorgia Meloni e i suoi hanno in mente da sempre, vecchio pallino del centrodestra? L’ultima parola, naturalmente, spetterà al magistrato: saranno le toghe a decidere se chi ha agito lo ha fatto solo per difendersi e potrà evitare l’iscrizione nel registro degli indagati, oggi un automatismo. L’idea a cui lavora il governo è la creazione di un «registro parallelo», dove verranno iscritti gli agenti o le persone a cui verrà applicato lo “scudo”, vale a dire una sorta di legittima difesa rafforzata.















