Andrea Ferrazzi*
Con l'avvicinarsi delle Olimpiadi Milano Cortina 2026, sale il volume della protesta, soprattutto per voce di un ambientalismo ideologico e miope. Negli ultimi giorni, ho ascoltato più volte il messaggio dello scrittore Matteo Righetto, diffuso sulle piattaforme social, in cui denuncia lo scandalo della rassegna a cinque cerchi. Parla, lo scrittore, immerso in un paesaggio da cartolina, abbracciato al suo cane, in mezzo alla neve e ai boschi, con le montagne sullo sfondo. Tutto in apparenza così naturale, eppure tutto così smaccatamente artificiale. Costruito. Studiato.
Partendo dallo "scandalo" dei tedofori, Righetto parla di "scelte che lasciano a desiderare" e poi arriva diritto al punto. "Lo scandalo dice riguarda le Olimpiadi", più che la scelta dei tedofori. "Sono le Olimpiadi il problema", sostiene, e non solo per lo "sperpero di denaro pubblico", che pure c'è stato. "In montagna aggiunge c'è bisogno di scuole, di ospedali, di assistenza agli anziani". E, alla fine, conclude che la vera ferita, più dello scandalo dei tedofori, più dello sperpero di denaro pubblico, è ambientale. La montagna, a suo dire, porterà nel tempo le ferite provocate dalle Olimpiadi.
Ascoltando questo suo messaggio, mi sono chiesto: è sufficiente ambientare i propri libri in quota, auto-consacrandosi come scrittore di montagna, per essere un esperto di politiche per la montagna? Si può ovviamente capire il senso di una fuga dalla pianura verso le Terre Alte, alla ricerca di ispirazione tra boschi e torrenti, possibilmente lontano da tutto ciò che è contaminazione umana. Ma questa è un'eccezione privilegiata. Non la regola. Solitamente, numeri alla mano, avviene il contrario: dalla montagna le persone, e soprattutto i giovani formati, se ne vanno. Invecchiamento e spopolamento sono le piaghe che rischiano di ammazzare territori come il Cadore o l'Agordino, dove Righetto ha trovato casa. Ma se mancano persone, soprattutto in età lavorativa, come si pensa che possano resistere quei servizi di base che tengono in vita le comunità? Righetto parla di "scuole" e di "ospedali", ma alla montagna non servono muri che definiscono spazi vuoti. Servono, invece, servizi. E non ci sono servizi senza persone. Non esistono scuole senza insegnanti, figuriamoci senza studenti. Non esistono ospedali senza medici, infermieri, operatori. E allora, caro Righetto, è facile cedere ai messaggi ideologici che rafforzano una visione stereotipata della montagna, spesso alimentata da chi vive in città, dove risiede la maggior parte degli ambientalisti, come ci ricorda anche Mauro Corona. Gli ambientalisti da ZTL.














