Da una parte le Olimpiadi, vetrina internazionale per Milano; dall’altra le Utopiadi, oblò per i soliti noti dei centri sociali. La giornata dei compagni, alla spasmodica ricerca di notorietà, era cominciata ieri con l’occupazione del Palasharp. «A poche centinaia di metri da dove si svolgerà il grande show dell’ipocrisia olimpica, abbiamo appena liberato l’ennesimo spazio pubblico lasciato abbandonato, in attesa di privatizzazione», hanno arringato quelli dell’auto-nominato Cio, il Comitato olimpiadi insostenibili. Fino a domani gli antagonisti resteranno lì, in mobilitazione contro «i Giochi più indesiderabili di sempre». Oggi e domani, al Palasharp, sono in programma attività di “sport popolare”.
Sempre in mattinata, ieri, in piazza Leonardo Da Vinci era partito il corteo “No Ice” popolato dai collettivi studenteschi muniti di fischietti (fino al Parco Trotter). “Se non cambierà, bloccheremo la città”, il coro più ricorrente.
Su uno striscione si leggeva: “Ice, Vance, Rubio out of everywhere”. Nel mirino non solo l’agenzia federale americana ma anche l’Occidente: «Deportano migranti, giustiziano la gente: questo è il riflesso dell’Occidente», recitava uno dei lenzuoli. In serata, invece, la sfilata dei centri sociali per le strade della multietnica San Siro: una “fiaccolata anti -olimpica” al grido di “Milano -Cortina affar e rovina”. «In una città che dà priorità al lusso e al profitto, che spinge ai margini chi la abita creando posto solo per i loro standard di ricchezza, le olimpiadi hanno evidenziato un gap sociale che esiste da anni.













