Segui tutte le inchieste del Fatto Quotidiano

Ultimo aggiornamento: 1:29

Il filo conduttore dell’armonia. La promessa che gli atleti sarebbero stati al centro di tutto. Invece sia la pace – valore fondante delle Olimpiadi – sia gli sportivi sono in qualche modo finiti in un angolo. Con la cerimonia d’apertura dei Giochi invernali di Milano-Cortina 2026, l’Italia ha voluto mostrare al mondo le sue bellezze: il paesaggio, la storia, la cultura, l’arte, la moda, la musica e la letteratura. Lo spettacolo non è mancato, ma l’inizio della celebre sfilata degli atleti ha messo subito a nudo i limiti di una cerimonia diffusa: a San Siro, cuore dell’evento, per infiniti minuti hanno marciato solo i cartelli dei Paesi presenti, con al massimo un paio di atleti al seguito. Gli unici acuti sono stati i fischi (leggeri) per Israele e quelli ben più nitidi per J. D. Vance, vicepresidente degli Usa. Poi ci ha provato la delegazione italiana a riaccendere l’entusiasmo. Dopo quasi tre ore e mezza di cerimonia, il momento dell’accensione del braciere olimpico, all’Arco della Pace e a Cortina. Mentre gli spalti di San Siro già cominciavano a svuotarsi, come nel recupero di una partita di Serie A.

Anche prima dell’inizio della cerimonia il Meazza aveva faticato a riempirsi, per via di un po’ di caos una volta superati i varchi dei controlli. Una volta iniziato l’evento, complici i giochi di luce sugli spalti, l’atmosfera però si è subito scaldata. Merito di una prima parte di spettacolo densa, ritmata, coinvolgente, che ha messo subito sul piatto tutto il repertorio da cui l’Italia può attingere. L’arte, con il tributo ad Antonio Canova. Il cinema, con Matilda De Angelis a ricordare Fellini e La dolce vita. E ancora la musica classica italiana, con protagonisti Gioachino Rossini, Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini. Qualche cliché, pure un momento trash con i tre pupazzi-compositori a ballare sulle note del jingle di Milano-Cortina.