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10 FEBBRAIO 2026

Ultimo aggiornamento: 17:18

Quando l’idea e la pratica della forza si sostituiscono alla forza delle idee accade ciò che è accaduto a Milano sabato 7 febbraio, il giorno dopo l’inaugurazione di Milano Cortina 2026. La manifestazione convocata per protestare contro le Insostenibili Olimpiadi nella loro declinazione di città e di montagna è cominciata con un gesto collettivo simbolico, mettere al centro dell’attenzione i larici abbattuti per far posto al cantiere della pista da bob.

Le sagome in legno portate a mano sono state ben presto abbandonate ed è finita in uno scontro violento tra qualche decina di partecipanti e una forza soverchiante di poliziotti e carabinieri, pronti a sostenere l’assalto. Fuochi d’artificio, lacrimogeni, idranti, manganellate, un duro corpo a corpo, blocchetti di porfido lanciati per aria. Abbiamo assistito ad un finale di partita già visto, alla ripetizione logora, inutile, ma prevedibile, di un rituale che serve a chi protesta per affermare la propria identità, quasi che i contenuti siano indifferenti, un pretesto, più che una ragion d’essere. Dall’altra parte si è manifestata, implacabile e senza subire danni, la reazione di contenimento da parte delle forze dell’ordine, per dimostrare che lo Stato non si fa intimidire, vigila, reprime il dissenso.