Èun cantuccino che non è un cantuccino "Biscotto di Prato", ma lo è ancor di più. Con questo pasticcio o meglio ancora pasticcino di parole, non si vuol confondere il palato, ma rendere l'idea della "specialità" di questo piccolo grande tesoro del gusto toscano.
Perché quando lo mangi, si apre a poco a poco un mondo che non ti aspetti. Da esplorare in un viaggio che unisce sapori e luoghi racchiusi in questo dolce che ha quasi due secoli di storia. E rappresenta le sfumature di una città come Prato che, pur essendo in una regione culla della cultura e dell'arte, in genere si associa al comparto del tessile. E meno ai suoi tesori storici. Tutti da scoprire seguendo il profumo di questo biscotto speciale che si sforna nel biscottificio artigianale Antonio Mattei.
Dal 1858 nella stessa sede su strada, in via Ricasoli, a un passo dal Duomo, non si è mai trasferito in una fabbrica fuori dal centro, a testimonianza del legame strettissimo con la città. Il nome del laboratorio è quello del fondatore che diede vita a questo cantuccino che però non si chiama così. Il termine d'uso comune non compare mai sui sacchetti di elegante carta blu Savoia che accolgono il "Biscotto di Prato alla mandorla". Anche se proprio Mattei è considerato il primo depositario della ricetta del cantuccio come lo conosciamo, in versione moderna.







