Una delle immagini più vivide di una mattina d’agosto, quando l’aria è già tiepida, è quella di una colazione consumata con calma, seduti in riva al mare o in una piazza ancora sonnolenta, mentre il sole si alza dietro le persiane socchiuse se siamo a casa. Il cappuccino fuma, il quotidiano è aperto a metà, e lì, sul piattino, c’è lui: il budino di riso.

Delizia dorata

Non un dolce qualsiasi, ma un piccolo scrigno dorato che racchiude il cuore morbido di una terra intera. Croccante fuori, vellutato dentro, profumato di agrumi e vaniglia, è la compagnia ideale di un risveglio che sa di Toscana, sia che ci si trovi davanti all’azzurro del Tirreno sia tra le pietre calde delle città d’arte. Il nome, va detto, è un piccolo inganno: niente del tremolio morbido dei budini al cucchiaio, perché qui regna una base di pasta frolla friabile che accoglie un ripieno compatto e cremoso, ottenuto cuocendo lentamente il riso nel latte con zucchero, scorza di arancia o limone e una carezza di vaniglia, fino a trasformarlo in un velluto dolce che resta sospeso tra crema e ricordo. Le origini di questo dolce affondano in un mondo contadino dove nulla si sprecava: il riso avanzato, prezioso e versatile, diventava occasione di festa. Prima c’era il “budinone” senese, una torta di riso ricca di uvetta e canditi, poi l’idea si rimpicciolì, trasformandosi in una porzione singola da gustare ovunque, perfetta per il bar e per la strada.