TREVISO - Mascarpone, uova, savoiardi e caffè. Era il 1971 quando Alba Campeol, con il pasticcere Roberto “Loli” Linguanotto, unì questi semplici ma autentici ingredienti nella cucina delle Beccherie. Quando Alba era in attesa del figlio Carlo, la suocera era solita prepararle lo “sbatutìn" a base di zabaione e caffè, per aiutare la giovane nuora a recuperare le forze.
Un gesto quotidiano che Alba e Loli hanno poi saputo trasformare in un simbolo dell’identità trevigiana, veneta e italiana. Così, nel 1972 la voce “Tiramesù” comparve per la prima volta nella carta dei dolci del ristorante.
Cinquantacinque anni dopo, l’esperienza e il gusto del dolce simbolo di Treviso si allargano: nasce Tiramisù Le Beccherie. Un angolo di gusto e di piacere in piazza Ancilotto, proprio accanto allo storico ristorante, dove degustare il dolce più goloso della città (e non solo).
Una caffetteria, una pasticceria, come lo si può chiamare? Paolo Lai ci pensa un po’ ma alla fine non ha dubbi: «È un’esperienza». La formula punta a rafforzare un successo consolidato in decenni di storia e a rispondere alla grande richiesta di tiramisù da parte dei clienti che ogni giorno bussano alla porta del ristorante: «Ogni giorno, abbiamo una media di 120 tiramisù che vengono richiesti da parte di avventori che arrivano magari al di fuori dell’orario canonico di pranzi e cene - continua il titolare di Le Beccherie - . Per la maggior parte, turisti stranieri, ma anche clientela business di passaggio, oppure semplici buongustai che desiderano regalarsi un momento di dolcezza, provando il dessert, proprio lì dove ha avuto i suoi natali».








