Caro direttore, penso che i dirigenti di Azione studentesca con il loro questionario abbiano sbagliato il modo di presentare la loro iniziativa. Non dovevano, per correttezza e per dimostrare equilibrio e serenità, chiedere di raccontare i casi degli insegnanti di sinistra. Dovevano indagare sui casi di uso scorretto della funzione di insegnante che approfitta del suo ruolo per fare propaganda indipendentemente dal essere di destra o sinistra. E senza comunque chiedere nomi come mi pare sia stato fatto.
Ho insegnato trent'anni materia tecnica in un istituto superiore statale di Mestre e le mie origini sono a sinistra, anche come attivista del Pci di Berlinguer. Ma non è vero come ha dichiarato Elisabetta Piccolotti di AVS che nessuno ha fatto propaganda politica a scuola. Certo la differenza tra propaganda e informazione politica e storica può essere sfumata. Mi limito a ricordare due casi. Un giorno entrando in aula trovai un manifesto sul muro con scritto: Viva Berlusconi. Chiesi agli studenti un chiarimento e mi spiegarono essere una protesta contro l'insegnante di Lettere che non perdeva occasione in classe per attaccare il governo. Ci fu anche una polemica simile a quella dei nostri giorni sull'insegnamento della storia. Incuriosito feci un'indagine per alzata di mano chiedendo ai miei 76 studenti di terza, quarta e quinta quanti avessero sentito parlare dei campi di concentramento nazisti: tutti. Chiesi quanti avessero sentito parlare dei Gulag di Stalin: nessuno. Quando il tempo me lo consentiva io invece portavo i ragazzi in aula di proiezione e ricordo ad esempio il film Garage Olimpo sui crimini della dittatura argentina o Urla nel silenzio sui massacri e torture del regime di Pol Pot in Cambogia. Non mi importava attaccare a destra o sinistra ma aiutare la ricerca della verità.













