Gentile direttore, siamo un gruppo di docenti del liceo Leopardi-Majorana, le chiediamo di pubblicare questa lettera aperta.
Vieni, entra in classe, siediti, parliamo. Propaganda? Sì. Noi propagandiamo l'arte e la scienza libere. E lo facciamo con la nostra professionalità, le nostre competenze, i nostri limiti. Qui a scuola siamo tanti docenti, tante tessere di un mosaico di pensieri e di modi diversi di stare al mondo, una pluralità che richiede un allenamento quotidiano al dialogo e, quindi, all'ascolto. In questo esercizio costante, cerchiamo di testimoniare davanti ai ragazzi la bellezza della democrazia e della nostra Costituzione perché rispettare l'altro, la sua identità formata e in formazione, è la nostra sfida, stimolare il pensiero libero, ma radicato nella storia, la nostra speranza.
Sappiamo bene che i disequilibri possono avvenire in classe come altrove, non siamo ciechi, ma questo riguarda l'uomo in tutte le sue declinazioni. Noi docenti della scuola ci assumiamo la responsabilità educativa che non prevede perfezione, ma tensione verso la conoscenza critica. Ma questo delicato processo richiede una relazione di reciproca fiducia, senza la quale, in un clima di diffidenza e sospetto, non sarebbe possibile.






