E se la parola tecnica fosse “ottusità”? Sarebbe almeno una spiegazione a quel che sta succedendo in Svizzera e che dall’Italia proprio non si riesce a capire, al punto che cominciano ad avanzarsi sospetti sulla reale volontà della Confederazione di rendere giustizia alle vittime del rogo di Crans Montana. Ottusità nel senso di un rispetto delle regole e delle procedure talmente acritico e poco flessibile rispetto alle contingenze da rendere le stesse un ostacolo alla soluzione dei problemi, anziché un modo per giungere a conclusioni certe. Ogni giorno spunta una conferma di questa teoria. Crans ha 250 telecamere che monitorano tutto quanto avviene nelle sue strade. Questa video-sorveglianza ossessiva ne fa uno dei Comuni elvetici con la più alta percentuale di delitti risolti. Ebbene, nessuna di esse darà il proprio contributo per fare luce sui misteri della notte di Capodanno.

La polizia municipale ha infatti comunicato alla procura di Sion che tutte le immagini registrate nelle ore precedenti e nei giorni successivi alla tragedia sono state cancellate automaticamente dal sistema. I magistrati le hanno richieste il 15 gennaio, ma esse non sono reperibili perché i nastri si ripuliscono automaticamente dopo sette giorni, salve particolari richieste. Un altro di quei ritardi e di quelle sviste con cui gli uffici della procuratrice vallese Beatrice Pilloud si stanno attirando la disapprovazione di chiunque segua la vicenda. Quindici giorni per chiedere di salvare i video della strage, malgrado i legali dei genitori delle vittime avessero invitato la Procura a mettere in sicurezza le registrazioni subito dopo il rogo: incredibile. E la polizia locale che non ritiene di prendere l’iniziativa di conservare le bobine, come se nulla fosse accaduto, come se i primi giorni di questo gennaio nella cittadina svizzera fossero un periodo ordinario: allucinante.