Non è una stucchevole polemica tra garantisti e manettari, è che qui (e soprattutto lassù, in quella Crans-Montana ferita a morte la notte di Capodanno) se lo aspettavano un po’ tutti. I Moretti, sì, d’accordo, al netto dei ritardi con cui sono stati iscritti nel registro degli indagati e del tempo perso (due settimane) per bloccare i loro beni o (altrettanto) per sequestrare le registrazioni delle telecamere di sorveglianza di quella notte maledetta: ma tutti gli altri? Quelli che dovevano fare i controlli, quelli che dovevano vigilare, quelli che dovevano certificare i lavori svolti al Constellation?

Solo poche ore fa la procura di Sion ha aperto un procedimento penale contro uno degli ex responsabili della sicurezza del Comune di Crans (la conferma arriva alla tivù svizzera dall’avvocato dell’uomo, il legale David Aioutz): è una buona notizia e lo è anche per chi non ha niente a che vedere col giustizialismo sbraitato in prima pagina. È un modo per arrivare alla verità (tra l’altro indagare non significa condannare, monito che dovremmo ripeterci più spesso), è un passaggio per fare chiarezza e il cielo sa, in questi 29 drammatici giorni di angoscia e dolore, quanta ne serva alle quaranta famiglie che nel rogo del Constel hanno perso una persona cara o alle 116 che stanno lottando assieme a una ragazza o a un adolescente ricoverati in terapia intensiva con ustioni su buona parte del corpo.