È stata lei stessa ad annunciare venerdì scorso che non sarebbe arrivato un procuratore straordinario a coordinare l’inchiesta sul rogo di Crans-Montana, dove il 1° gennaio sono morte 40 persone, mentre altre 116 sono rimaste ferite. Beatrice Pilloud, la magistrata a capo della procura di Sion, con i suoi aggiunti e sostituti ha esaminato la ricusazione che la riguardava, presentata dall’avvocato Miriam Mozou, legale alcune di alcune famiglie della vittima e ha concluso che non c’era alcun motivo.
Nonostante dopo i primi atti di indagine discutibili, per incompletezza e tempistica, sia finita nella bufera. Il sospetto che nella piccola e ricca comunità vallese ci fosse una rete di conoscenze, frequentazioni e interessi comuni è sorto immediatamente, in riferimento ai mancati controlli, e alle prescrizioni mai messe in atto in materia di sicurezza antincendio al Constellation. Ed è stato l’avvocato Sebastien Fanti, che difende le famiglie di alcune vittime, a dichiarare apertamente: «Qui giocano tutti insieme a golf», ipotizzando che ci sia una sorta di “cricca”, dove gli interessi vengono condivisi. E ieri è stato proprio il papà di Giovanni Tamburi, il 16enne di Bologna morto nel rogo, a dire: «La Svizzera ha delle leggi che fatico a capire e non funzionano poi così bene. Vogliamo che il giudice non appartenga alla cricca di Crans-Montana». Tanto più che la magistrata, eletta procuratrice, milita nello stesso partito del sindaco.














