Il canto degli uccelli ci procura benessere. Intuitivo? Forse sì. Ma ora è anche la scienza a confermarlo. Stare nella natura ci fa sentire bene, ancora meglio se c’è la colonna sonora di merli e passeri – a proposito, sempre meno comuni nelle nostre metropoli – o, sullo sfondo, il verso dei rapaci in picchiata. Lo conferma il biologo Christoph Randler dell’università di Tuebingen, tornando su uno studio particolarmente significativo, pubblicato su Science Direct. “Con I miei colleghi volevamo studiare in modo più approfondito la relazione tra benessere e canto degli uccelli. – racconta - Abbiamo così condotto un esperimento su 233 persone, che hanno camminato in un parco, in particolare nell'orto botanico del nostro ateneo”.

La passeggiata è durata circa mezz'ora e ai partecipanti è stato somministrato un questionario sul benessere psicologico percepito sia prima che dopo la passeggiata. “Non solo. - prosegue Randler - Abbiamo anche misurato la pressione sanguigna, la frequenza cardiaca e i livelli di cortisolo per comprendere meglio gli effetti fisiologici della passeggiata sul benessere. Il cortisolo è considerato un importante ormone dello stress, la cui concentrazione può variare nel giro di pochi minuti”. Ad amplificare il potenziale effetto benefico la riproduzione virtuale, per mezzo di altoparlanti installati sugli alberi, dei canti di alcune specie meno comuni, dal rigogolo al luì verde. “Per sceglierli – spiega ancora Randler – siamo partiti dai risultati di un altro studio, condotto sempre da noi, sulla percezione di piacevolezza da parte di alcuni volontari su 100 diversi canti di uccelli”. Non tutti i canti sono uguali, insomma: ci son vere e proprie sinfonie della natura. Naturalmente, lo studio ha adottato alcune precauzioni: per evitare di disturbare gli uccelli autoctoni, si sono scelti canti che non entrassero in potenziale conflitto con le specie già mappate.