Sull'argomento è intervenuta in conferenza anche Noemi Di Segni, presidente dell'Unione Comunità Ebraiche Italiane, che ha dichiarato:" Spero che Ghali abbia ricevuto indicazione e linee guida su cosa dire alle Olimpiadi invernali. Sono fiduciosa che capisca cosa è chiamato a fare. Rispettiamo questa scelta, io avrei chiamato qualcun altro. Credo che lui sarà ancora più responsabilizzato e consapevole di cosa rappresenta in occasione di un evento cosi' importante". La presidente ha poi sottolineato che i Giochi impongono un livello particolare di attenzione e responsabilità istituzionale, aggiungendo:" In occasione di queste Olimpiadi c'è un'attenzione specifica, perché arrivano persone e atleti da fedi diverse e da tutto il mondo. Si è creato un momento di confronto sulle esigenze religiose durante la manifestazione sportiva, proprio per garantire rispetto e convivenza in un contesto che deve restare prima di tutto sportivo e universale".