Chissà se sventolerà bandiera palestinese al Meazza. O se risuonerà la solita parolina magica, ovvero “genocidio”. O se vibrerà la più classica retorica anti-Israele. E sì, alla cerimonia di apertura dei Giochi Invernali di Milano-Cortina in programma il 6 febbraio, ci sarà lui. Il rapper pro-Pal per eccellenza. L’italiano di seconda generazione «che fa dell’incontro tra differenze il proprio tratto distintivo», si legge tra le motivazioni della Fondazione, e che «contribuirà a dare forma a un racconto inclusivo e universale: un modo nuovo di abitare il palcoscenico Olimpico, coerente con l’energia di una Milano internazionale». Ghali. Una preoccupazione in più per i nove atleti israeliani in arrivo in Italia che già dovranno alloggiare in luoghi segreti, essendo banditi dai villaggi olimpici per motivi di sicurezza, con tanto di scorta armata del Mossad. «Ci auguriamo che Ghali, visti i suoi precedenti, dia il benvenuto agli atleti israeliani perché le Olimpiadi rappresentano la fratellanza universale. Sarebbe quindi opportuno che mostrasse un nuovo volto, un’apertura conciliante verso Israele», dice a Libero Davide Romano, direttore del Museo della Brigata Ebraica Il riferimento è a quanto andato in scena due anni fa sul palco dell’Ariston di Sanremo, quando Ghali chiuse l’esibizione del suo brano “Casa mia” arringando i pro-Pal d’Italia: «Stop al genocidio».