“Ho soffocato un tesoro, le mie radici. Basta. Oggi guardo Gaza, il simbolo di un popolo intero che il mondo sta lasciando morire. Stiamo soffocando un altro tesoro, la gioia dei bambini palestinesi”. Sono state queste le lucide – e non scontate – frasi che sono comparse sul ledwall principale durante il concerto di Ghali ieri, sabato 20 settembre, a Fiera Milano Live. Lo show, aperto dal rapper Astro, è durato quasi due ore. Il “Gran Teatro” (questo il nome conferito al live) aveva, dietro la sua realizzazione, un’ambizione decisamente elevata. Ghali ha unito musiche, immagini e performance, con le sue visioni, contraddizioni, i suoi eccessi e le sue speranze. Le scenografie, messe in atto sul palco, hanno rappresentato un definito riflesso della società. Un teatro dove si sono alternati momenti più spensierati a quelli di riflessione.

Ad affiancare la voce di Ghali è entrato più volte in scena un corposo (ma ben amalgamato) corpo di ballo, composto da 36 ballerini, per un totale di oltre 50 performer. I visual e le coreografie sono stati scrupolosamente pensati. “È uno show che sfuma i confini tra intrattenimento e riflessione sociale e politica”, ha spiegato Mohamed Sqalli, direttore creativo del live. Si sono percepite le “forti influenze cinematografiche dell’Occidente e lo abbiamo mescolato con molti elementi provenienti dal Sud Globale, come India, Indonesia, Costa d’Avorio e la grande sezione araba con l’orchestra egiziana”, ha proseguito Sqalli. Nell’immaginario di Ghali e del suo “Gran Teatro”, il cinema ha giocato un ruolo centrale. Tra le citazioni ed ispirazioni, sono stati ripescati grandi classici degli Anni 40 e 50, come “Ziegfeld Follies”, “La Strada” e “I Clowns”, con le ultime due pellicole dirette da Federico Fellini.