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Riformulato il ddl: tolto il termine "consenso" su cui molti giuristi avevano espresso dubbi
Ora la parola chiave non è più consenso, ma il suo opposto: il dissenso. È violenza sessuale se la donna esprime dissenso e l'uomo va avanti. Una formulazione meno vaga di quella votata in prima battuta a Montecitorio, dove era passato all'unanimità un testo che più di un giurista e opinionista aveva giudicato inaccettabile. Ma anche la nuova formulazione, predisposta dalla senatrice della Lega Giulia Bongiorno, incontra subito critiche feroci. E la sinistra insorge con toni quasi apocalittici. Pd, 5 Stelle, Avs, Azione e Italia viva parlano di un "testo retrogrado" e di rottura del patto stretto a suo tempo fra maggioranza e opposizione.
In effetti, il disegno di legge era stato accompagnato da una stretta di mano fra Giorgia Meloni e Elly Schlein ed era arrivato fra applausi bipartisan a Montecitorio. Poi però la Lega aveva seminato dubbi, obiezioni più che comprensibili davanti a una norma che poneva un confine scivolosissimo e ballerino fra un normale rapporto d'amore e uno stupro, sanzionato con pene elevatissime. Il consenso infatti doveva essere libero e attuale. Attuale, quindi momento per momento, mai presunto e anzi esplicito.














