«Chiunque contro la volontà di una persona, compie nei confronti della stessa atti sessuali, ovvero la induce a compiere o subire i medesimi atti è punito con la reclusione da quattro a dieci anni». Nei giorni scorsi la presidente della Commissione Giustizia del Senato, Giulia Bongiorno, aveva preso tempo sul testo riguardante le nuove norme in materia di violenza sessuale, alla ricerca di una mediazione tra le forze politiche. Ora, secondo quanto apprende l'AGI, ha predisposto un testo che punta ad ottenere la convergenza dei partiti.
«La violenza contraria all'atto sessuale deve essere valutata tenendo conto - si legge all'articolo 609 bis riguardante la proposta di riformulazione - della situazione e del contesto in cui il fatto è commesso. L'atto sessuale è contrario alla volontà della persona anche quando è commesso a sorpresa ovvero approfittando dell'impossibilità della persona stessa, nelle circostanze del caso concreto, di esprimere il proprio dissenso». «La pena è della reclusione da sei a dodici anni - si aggiunge nella proposta di riformulazione - se il fatto è commesso mediante violenza o minaccia, abuso di autorità ovvero approfittando delle condizioni di inferiorità fisica o psichica della persona offesa. La pena è diminuita in misura non eccedente i due terzi quando, per le modalità della condotta e per le circostanze del caso concreto, nonché in considerazione del danno fisico o psichico arrecato alla persona offesa, il fatto risulta di minore gravità».










