Stai utilizzando Internet Eplorer: è un browser molto vecchio, non sicuro, e non più supportato neanche da Microsoft stessa, che l'ha creato.

Per favore utilizza un browser moderno come Edge, Firefox, Chrome o uno qualunque degli altri a disposizione gratuitamente.

La norma sul "consenso" ha avuto l’unanimità, ma le posizioni sono differenti

La norma sulla violenza sessuale (meglio: sul «consenso libero e attuale») è uscita dal bozzolo di un’unanimità di facciata e sarà riscritta per prevenire ogni paventato disastro giuridico. La discussione che ne seguirà, si spera prolifica, dividerà in posizioni che tenteremo di individuare ma che dovranno scontrarsi anche con un problema che nessuno ammette volentieri: la norma, quella bocciata, non assomigliava affatto alle normative «più avanzate», anzi, ci avrebbe reso il Paese con la normativa più woke d’Europa in materia, o, a parere delle proponenti, più all’avanguardia. Non per ideologia: per struttura tecnica. I modelli spesso citati (Spagna, Danimarca, Svezia, Belgio, Regno Unito) non hanno nulla che somigli al nostro «consenso attuale»: nessuno chiede un consenso «esplicito» o «continuo» oppure è costruito sulle intenzioni o sugli stati emotivi; le normative di riferimento (Danimarca in primis, Regno Unito per tradizione) restano imperniate sul reasonable belief, ossia la necessità che il giudice provi l’assenza di consenso ma anche che l’imputato ne fosse consapevole. Niente stupratori ignari, insomma.