Con voto unanime del Parlamento, caso più unico che raro, è diventato legge il pacchetto di norme approntato dal governo per combattere i femminicidi. Alcuni dati indicano l’insufficienza della strategia di contrasto messa in atto da Forze dell’ordine e magistratura: 2.746 ammonimenti per stalking e revenge porn (diffusione di immagini o video sessualmente espliciti); 5.858 avvertimenti del questore; 415 arresti in flagranza e 5.700 braccialetti elettronici. Codice rosso attivato in tutto il Paese. Manifestazioni e cortei per dire basta alle troppe tragedie, alcune addirittura consumate nella giornata del 25 novembre dedicata alla condanna della violenza di genere (personalmente propendo per l’espressione “violenza degenere”). I dati Istat riportano 106 femminicidi nel 2024 su un totale di 116 donne morte ammazzate: 62 uccise nell’ambito della coppia e 37 da un altro parente, a cui si aggiungono 3 uccise da un amico o conoscente e 4 da sconosciuti.

Nessuna fascia di età è risparmiata, la più esposta è compresa tra i 75 e gli 85 anni (sic!). Se aggiungiamo che nella maggior parte dei casi l’assassino si suicida subito dopo il crimine abbiamo il quadro di drammi che provengono da lontano e che esplodono come tragedie annunziate. Il presidente Sergio Mattarella: «In ogni ambito della vita sociale e privata il principio della parità tarda ad affermarsi, limitando l’autonomia femminile, compromettendo la sicurezza delle donne, impoverendo il progresso della società. Oggi assistiamo al dilagare di forme di violenza consentite dalla dimensione digitale, amplificate dalle dinamiche dei social network».