Doppio segnale del Parlamento unito, al di là delle appartenenze politiche, in occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne: la Camera approverà il 25 novembre all’unanimità la legge che introduce il reato autonomo di femminicidio e la formazione obbligatoria dei magistrati; il Senato, sempre all’unanimità dovrebbe varare (la conferenza dei capigruppo è convocata alle 12.30) il provvedimento che modifica l’articolo 609-bis del Codice penale prevedendo l’assenza di consenso «libero e attuale» a fondamento del delitto di stupro. Una pagina bipartisan per le donne, che completa un quadro normativo andato rafforzandosi dagli anni Novanta. Con un faro - il recepimento della Convenzione di Istanbul con la legge 77/2013, che riconosce la violenza contro le donne come una violazione dei diritti umani - e un progressivo affinamento degli strumenti per combatterla, che ha visto nel Codice rosso (legge 69/2019) un approdo cruciale.

Il delitto di femminicidio

Adesso si compie un ulteriore salto di qualità, anche culturale. Nel Codice penale, con il nuovo articolo 577 bis proposto dai ministri Eugenia Roccella e Carlo Nordio, si nomina e si tipizza il femminicidio, punito con l’ergastolo, come l’uccisione di una donna «quando il fatto è commesso come atto di odio o di discriminazione o di prevaricazione o come atto di controllo o possesso o dominio in quanto donna, o in relazione al rifiuto della donna di instaurare o mantenere un rapporto affettivo o come atto di limitazione delle sue libertà individuali». Una rivoluzione, accompagnata da altre novità: la mitigazione del possibile bilanciamento tra aggravanti e attenuanti, il potenziamento del ricorso alla misura cautelare degli arresti domiciliari a protezione delle vittime dei reati spia, l’obbligatorietà della formazione per i magistrati, con il coinvolgimento della Scuola superiore della magistratura.