ROMA Per un disegno di legge che viene approvato - e che introduce il reato di femminicidio - un altro, sulla violenza sessuale e la libera manifestazione del consenso, subisce una battuta d’arresto. Cronache di una giornata, quella internazionale contro la violenza sulle donne, in cui il Capo dello Stato, Sergio Mattarella, è tornato a porre l’accento sul «principio della parità» che «tarda ad affermarsi, limitando l’autonomia femminile. La libertà delle donne va difesa ogni giorno».

A Montecitorio è da poco ripreso l’esame del disegno di legge governativo che punisce con l’ergastolo chiunque provochi la morte di una donna, quando la commissione Giustizia del Senato si riunisce per votare la proposta che introduce il criterio del consenso libero e attuale in qualunque atto sessuale (e in assenza del quale scatta il delitto di violenza sessuale). Si tratta della norma frutto dell’intesa tra Elly Schlein e Giorgia Meloni, già approvata dalla Camera la settimana scorsa. E che, stando alla decisione della capigruppo di Palazzo Madama, sarebbe potuta approdare in Aula nel pomeriggio «ove conclusi i lavori di commissione». Un passaggio ritenuto per molti scontato. Erroneamente. Quando la presidente della commissione, Giulia Bongiorno, ha dato parola ai senatori, il verdetto sulla possibilità di conferire subito il mandato finale non ha raggiunto l’unanimità. A sollevare dei dubbi è stata prima la leghista Erika Stefani e poi il meloniano Giovanni Berrino. A loro, alla fine, si è associato anche l’azzurro Pierantonio Zanettin. Morale della favola: dopo la scelta di favorire un surplus di riflessione sul testo - con un ciclo di audizioni e magari emendamenti correttivi - le opposizioni hanno abbandonato i lavori della commissione. Nessuna intenzione di affossare l’intesa raggiunta alla Camera, ribadirà, subito dopo, la stessa Bongiorno da sempre in prima linea sui temi della violenza di genere, ma la necessità di colmare «alcune lacune»: «L’impegno è approvarla rapidamente, migliorandola un po’. Preferisco una legge approvata il 13 o il 31 dicembre a una legge approvata il 25 novembre con una lacuna». Tra i tasti dolenti, secondo la maggioranza, ci sarebbe l’ultimo comma della norma, che prevede per i casi di minore gravità, la diminuzione della pena in misura non eccedente i due terzi. Ma pure l’eccessiva discrezionalità relativa alla formula del consenso libero e attuale: «Non si può immaginare che ci sia una sorta di presunzione di dissenso che vada superata esplicitamente all’atto sessuale», spiega un senatore meloniano. Ma i tecnicismi non bastano a spegnere le polemiche delle opposizioni. Sarà la segretaria Elly Schlein, alla Camera per il voto finale sul ddl femminicidio - approvato all’unanimità - a rincarare la dose: «Sono venuta a fare il mio dovere perché sono una persona che rispetta gli accordi».