Nato a Voghera, conquistò le passerelle di Parigi, adorato dalle star, vestì Liz Taylor e Jackie Kennedy L’intesa con Giammetti: “Mai sfiorati una mano in pubblico”, diceva. Detestava qualsiasi ostentazione

Valentino e Naomi Campbell

Museo dell’Ara Pacis. 2007. Due uomini osservano i grappoli di bellezza, infiorescenze di tessuti e colore, che drappeggiano una grande parete. Come lo strapiombo immacolato di una montagna. Il primo è quasi commosso, snello, raffinatissimo. L’altro ha tutto dell’ufficiale prussiano, la posa, i capelli bianchi raccolti, una grande cravatta sulla camicia bianca. Sembra una divisa, perché siamo a una parata, al trionfo di un amico. Gli abiti sono di un rosso opulento, hanno linee che sembrano scolpite da uno scultore volante. C’è un silenzio rispettoso, anche la curiosità di cogliere al volo una battuta, un commento. Poi Karl Lagerfeld, con gli occhiali scuri, si volta verso Valentino e sussurra: “Quante cose belle abbiamo fatto”. Valentino lo osserva, per qualche secondo non dice nulla. Poi con un sospiro: “Sì, ci siamo sempre stati”. La legge del tempo, però, non è così romantica. Lagerfeld se n’è andato sette anni fa. L’imperatore della moda, invece, ci ha lasciati lunedì 19 gennaio, a 93, nella sua casa romana sull’Appia Antica. Anche qui, lo stile: un breve comunicato della Fondazione Valentino Garavani e Giancarlo Giammetti. Ancora una volta, l’ultima, Valentino è stato congedato dal suo grande amore, il socio, il consigliere, l’architetto che, non avendo poi molta voglia di tracciare disegni, nel 1960 incontra in un turbine di attrazione, simpatia e complicità lo stilista che renderà bellissime le donne, come si fa con un’idea, accarezzandola sino a farla diventare un principio. Una volta, molto vicini all’ennesimo anniversario del ’68, gli ho chiesto cosa evocasse in lui quel periodo, certo che ne avrebbe preso le distanze visto che a Parigi concepiva una moda alta e irraggiungibile, mentre gli studenti avevano deciso che la rivoluzione sarebbe passa per la Senna, travolgendo i poliziotti antisommossa, con i lunghi impermeabili neri, i caschi minacciosi, e tutto quello che trovavano sulla loro strada.