C’è un uomo che, per più di mezzo secolo, ha camminato sul confine tra atelier e palcoscenico, tra il lavoro silenzioso delle mani e il rumore degli applausi. Valentino Garavani non ha vestito soltanto corpi: ha vestito un’idea di mondo. Le principesse, le attrici, le modelle, le star della musica e del cinema sono state le sue interpreti, ma la regia è sempre rimasta la sua.

Nella foto in bianco e nero con una giovane Lady Diana, la moda incontra la storia. Non è un semplice scambio di sorrisi: è l’istante in cui l’atelier romano entra nella narrazione di una monarchia, di un’epoca, di un immaginario globale. Da lì in poi, Valentino diventa un nome che viaggia senza passaporto, riconosciuto tanto nei salotti europei quanto sotto i riflettori americani.

A Trinità dei Monti, con le modelle alle spalle come un coro in abiti scarlatti, lo stilista appare al centro di una scena che somiglia più a uno spettacolo che a una sfilata. È il suo modo di dire che la moda, per lui, non è mai stata solo tessuto e taglio, ma racconto, presenza, costruzione di un mito.

(ansa)

Le immagini più recenti lo mostrano sul tappeto rosso, in smoking, tra premi e flash. Intorno a lui scorrono volti noti, dive e protagonisti del cinema internazionale. Eppure, anche lì, Valentino resta riconoscibile per una forma di misura che è diventata la sua firma: eleganza senza eccesso, lusso senza rumore.