Un lunghissimo sonno ristoratore in un albergo, nel cuore di Roma, dopo una serata trascorsa con la famiglia: così, finora, si è sviluppata la seconda giornata in Italia di Mario Burlò dopo la liberazione dal Venezuela.
Per l'immobiliarista torinese è in programma, a Terni, l'udienza preliminare di un procedimento penale in cui è imputato di violazioni fiscali, ma la sua partecipazione non è necessaria e con ogni probabilità non sarà presente.
Burlò, 'Scarafaggi e paura. Quella tuta azzurra di chi da 10 anni attendeva il giudizio' - "È stato un periodo difficilissimo, davvero. In carcere, senza diritti. Quando uscivi dalla cella, ti facevano camminare con un cappuccio che ti copriva interamente il capo, tipo Guantanamo". Lo afferma, in un'intervista al Corriere della Sera, Mario Burlò, imprenditore torinese, libero da ieri dopo una lunga detenzione in Venezuela. "La cella - aggiunge -, terrificante: quattro metri per due, con un paio di lastroni di cemento e i materassi. Per un periodo, uno era crollato, e allora si faceva a turno per dormire: uno sopra e l'altro per terra. Scarafaggi che camminavano attorno e la turca a un metro". Rimedi? "Rincorrere gli scarafaggi con la ciabatta. Difatti, il più delle volte abbiamo dormito uno sull'altro, sul materasso" prosegue Burlò. Ha mai pensato: "Da qui non esco mai più"? "Sì. Pure per l'uniforme azzurra di chi era in attesa di giudizio, la mia: c'era chi la indossava da dieci anni". Cosa le dissero al momento dell'arresto? "Prima mi hanno dato del mafioso - afferma ancora l'imprenditore torinese -, e gli dissi di leggere bene gli articoli su Internet, poi che ero stato mandato dal governo per spiare". L'hanno scambiata per una spia? "I poliziotti mi hanno detto - aggiunge parlando a La Repubblica -: 'Lei è stato mandato dal governo italiano per venire qui e fare cadere il governo di Maduro'". "Avevo paura che entrassero in cella e mi ammazzassero - va avanti -. Ogni giorno rivivevo l'incubo: non poter sentire i miei figli e dire loro che stavo bene, che ero vivo. Io e Alberto siamo usciti insieme, accompagnati dai militari venezuelani. Ma il pensiero è stato di sospetto". A più d'uno è venuto il pensiero che lei sia scappato dall'Italia quando la Cassazione avrebbe dovuto decidere sulle sue condanne per concorso esterno in associazione mafiosa? "Mi hanno assolto con formula piena. E per inciso non avrei mai abbandonato i miei figli, sia chiaro" conclude Burlò parlando con La Stampa.















