Si mormorava che l’imprenditore torinese Mario Burlò fosse in fuga dai processi in Italia e dalle possibili condanne. Nelle udienze che riguardano l’inchiesta sul crac dell’Auxiulium pallacanestro (dov’è imputato per reati fiscali) si ribadiva, di volta in volta, che non c’era evidenza della sua presenza in carcere in Venezuela. Ora, invece, l’agognato documento in carta bollata è arrivato in tribunale dal ministero degli Esteri. D’altronde qualche giorno fa la conferma della detenzione in Venezuela era giunta dal ministro Antonio Tajani, che da New York, durante l’assemblea generale delle Nazioni Unite, aveva confermato che Burlò è detenuto a Caracas assieme al cooperante Alberto Trentini, detenuto da quasi un anno.

Così ieri, durante l’udienza del processo Auxilium in cui si attendeva la sentenza, il giudice ha spiegato di aver ricevuto la comunicazione che Burlò risulta effettivamente in cella a El Rodeo: nel verbale infatti la sua posizione è passata da “libero assente” a “detenuto”. Il tribunale ha chiesto per rogatoria di poter ottenere un videocollegamento con Burlò. Permesso ancora da accordare o meno: non sono stati dati tempi certi. Il giudice, intanto, ha stralciato dal resto del processo la posizione di Burlò e ha calendarizzato le udienze fino al 9 gennaio.