Cercava nuova opportunità imprenditoriali in Venezuela, lontano dai guai giudiziari che lo inseguivano in Italia. E si è ritrovato in carcere, restandoci per oltre un anno.
Fino a questa notte, quando è arrivata la notizia della liberazione di Mario Burlò, 52 anni: l’imprenditore torinese è stato trasferito nella sede dell’ambasciata d’Italia a Caracas insieme al cooperante Alberto Trentini. Il ministro degli Esteri, Antonio Tajani, ha annunciato che sono entrambi «in buone condizioni» e che rientreranno in Italia nelle prossime ore.
Burlò era arrivato in Venezuela un anno e mezzo fa e l’ultimo contatto con la sua famiglia al 9 novembre 2024. A quanto risulta, era entrato in Venezuela via terra dalla Colombia ma era stato arrestato subito dopo il confine.
Da allora le autorità venezuelane non hanno mai fornito informazioni sulle ragioni del fermo né hanno mai formalizzato capi d’accusa, “limitandosi” a rinchiudere il torinese nel carcere di El Rodeo, la prigione destinata agli oppositori politici.Solo qualche giorno fa, tramite l’ambasciatore italiano Giovanni de Vito, l’imprenditore faceva sapere: «Mi trattano bene, mi hanno anche dato una dieta per diabetici, ma quando posso tornare in Italia? Da 14 mesi ho una sola uniforme che lavo a mano, la mia famiglia mi aveva spedito un pacco con alcuni indumenti ma è stato rimandato indietro ed è il secondo Natale che passo lontano dai miei due figli, Gianna e Corrado». Nelle stesse ore i legali di Burlò avevano scritto un appello per la sua liberazione alla premier Giorgia Meloni: «Ho sentito poco fa il console Jacopo Martino, mi ha detto che Mario sta benone – esulta adesso l’avvocato Maurizio Basile, che difende il 52enne insieme al collega Benedetto Marzocchi Buratti – Siamo veramente molto soddisfatti, abbiamo fatto quello che si doveva fare per ottenere la sua liberazione. Dovrebbe rientrare domani con un volo di Stato».













