Dalle cene d'affari ai guai con la giustizia, dal mondo dorato dello sport alle carceri venezuelane: ma sempre, come dice chi lo conosce bene, "con il sorriso e la forza d'animo del trascinatore".

Questo è Mario Burlò, 53 anni, imprenditore e immobiliarista torinese trattenuto per oltre un anno con accuse mai chiarite nelle prigioni delle Repubblica bolivariana del Venezuela e liberato la scorsa notte. La tanto attesa chiamata del consolato italiano di Caracas a chi attendeva sue notizie è arrivata alle 4:51.

Burlò ha parlato con Gianna, la figlia, rassicurandola sulle proprie condizioni: "E' la fine di un incubo", si è sfogata la donna parlando con chi le era vicino. "Sta benone", dice Maurizio Basile, l'avvocato che lo assiste nei suoi procedimenti giudiziari.

Con la sua Oj Solutions, una società di outsourcing, Burlò aveva fatto irruzione nel settore delle sponsorizzazioni sportive - dal calcio (Torres) al basket (Torino, Sassari) e non solo - salendo i gradini della popolarità. Nel 2020 fu arrestato nell'inchiesta 'Fenice' sulle infiltrazioni della 'ndrangheta in Piemonte ma respinse sempre l'accusa di contatti con i boss. Il problema fu l'acquisto della villa nella collina di Moncalieri in cui, quando militava nella Juventus, abitò il calciatore Vidal. A fronte di un prezzo iniziale di 500 mila euro, Burlò la prese per 325 mila versando una quantità di provvigioni ai tanti mediatori. Ma la criminalità organizzata non c'entrava.