L'ultima volta che ha telefonato a casa era lo scorso 9 novembre.

Da allora la famiglia di Mario Burlò, imprenditore torinese di 52 anni, non ha più sue notizie.

Sparito nel nulla dopo essere entrato in Venezuela dalla Colombia, via terra, ed essere stato arrestato subito dopo il confine. Sconosciute le accuse nei suoi confronti, come pure la località in cui viene detenuto. "Sappiamo soltanto che è trattenuto in un carcere del Venezuela", dicono i legali della famiglia, che hanno appreso della detenzione da una breve nota del console italiano al Tribunale di Torino, dove l'uomo è chiamato a rispondere di presunte indebite compensazioni di crediti Iva e Irpef.

Burlò è soltanto l'ultimo italiano arrestato in Venezuela le cui sorti destano preoccupazione, dopo che le relazioni diplomatiche con Caracas si sono raffreddate per il disconoscimento della legittimità delle elezioni dello scorso anno. Specializzato in outsourcing, e a capo di diverse aziende, l'uomo era in attesa di una sentenza della Cassazione, che poi lo ha assolto, dopo essere stato condannato a 7 anni per concorso esterno in associazione mafiosa nel processo Carminus.

Non è chiaro se le vicende giudiziarie italiane di Burlò siano in qualche modo collegate con la sua detenzione in Sud America. "Per ora ci è stato detto che nella struttura in cui è detenuto starebbe assumendo le medicine per seguire le terapie contro il diabete, patologia di cui soffre e che è trattato con parametri che non sono al di sotto del rispetto che si deve a ogni essere umano", dicono al quotidiano La Stampa i legali dei Burlò, Maurizio Basile del foro di Torino e Benedetto Marzocchi Buratti di Roma.