Una lunga telefonata, arrivata nel cuore della notte per via del fuso orario, ha segnato la fine di un incubo durato oltre un anno. Dagli uffici consolari italiani a Caracas, Mario Burlò ha potuto finalmente chiamare la figlia Gianna per annunciarle la sua liberazione e rassicurarla sulle sue condizioni di salute. È stato il primo gesto dell’imprenditore e immobiliarista torinese, 52 anni, dopo la scarcerazione dal carcere venezuelano in cui era detenuto senza accuse formali. “L'ho sentito, finito un incubo. Non vedo l'ora di riabbracciarlo”, dice la figlia.
“Sta benone”: le parole dell’avvocato
“Sta benone”, ha dichiarato all’Ansa Maurizio Basile, avvocato torinese che assiste Burlò nei procedimenti giudiziari aperti in Italia. “È una persona dalla forza d’animo e dalla vitalità straordinaria”, ha aggiunto il legale, sottolineando la capacità dell’imprenditore di resistere a una detenzione lunga e segnata dall’incertezza. Burlò era partito per il Venezuela in cerca di nuove opportunità imprenditoriali, anche per allontanarsi dai guai giudiziari italiani. Un progetto che si è trasformato in una prigionia durata più di quattordici mesi.
Il trasferimento all’ambasciata e il rientro in Italia










