Quattordici mesi di ansia, di terrore di non rivedere più suo padre. Trascorsi al telefono con l’avvocato Maurizio Basile del Foro di Torino. A cercare di tenere acceso il faro su un uomo detenuto in un carcere dall’altra parte del mondo in un paese problematico e attraversato da altissime conflittualità interne ed esterne. Poche ore fa la svolta. La chiamata: «Sono libero, sto bene, sto tornando da te».
Gianna Burlò: "Così è finito l'incubo di papà"
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La fine di un incubo
Gianna Burlò è la figlia di Mario Burlò, imprenditore specializzato nel ramo dell’outsourcing, esternalizzazione del lavoro. Dice: «Non ho parole per esprimere la mia gioia, è la fine di un incubo. Non abbiamo mai accettato questa detenzione di cui né lui né noi sapevamo la ragione. Improvvisamente mio padre 14 mesi fa è scomparso: non ci chiamava più, ma non sapevamo nemmeno di cosa fosse accusato. Abbiamo addirittura saputo della detenzione solo dopo qualche mese». Il pensiero va subito a tutti coloro che hanno tessuto a lungo la tela per arrivare ad oggi: «Ringrazio ogni persona che ha lavorato per la liberazione di mio padre che non vedo l'ora di riabbracciare».











