Quando politica e magistratura si intrecciano, i confini sfumano e diventa difficile separare l’una dall’altra. Ma la mossa che sta prendendo forma sotto traccia- un ricorso cautelare per chiedere il sequestro conservativo delle risorse economiche dell’Associazione nazionale magistrati (Anm) segna un rilevantissimo punto di svolta dell’attuale campagna referendaria, e non può essere liquidata come una semplice polemica interna tra favorevoli e contrari alla separazione delle carriere. Si tratta – è bene chiarirlo – di una iniziativa tutt’altro che estemporanea. È, piuttosto, la risposta giuridica più coerente a una situazione che rischia di travalicare i confini statutari dell’associazione: è legittimo usare fondi di tutti per una campagna referendaria con chiari obiettivi politici contro un piano di riforme approvato dal Parlamento e, quindi, dal massimo organo legislativo del Paese? La tesi centrale è chiara: le risorse dell’Anm appartengono agli iscritti, non a una interpretazione estesa di «partecipazione civile». Devono essere impiegate per gli scopi previsti dallo statuto, non per campagne politiche su temi costituzionali dove non è affatto scontato che tutti gli iscritti si riconoscano.
Magistratura, la resa dei conti: "Sequestrate un milione all'Anm" | Libero Quotidiano.it
Quando politica e magistratura si intrecciano, i confini sfumano e diventa difficile separare l’una dall’altra. Ma la mossa che sta ...









