Nel momento in cui la sigla di rappresentanza dei magistrati decide di partecipare attivamente a una campagna referendaria, varando addirittura un comitato, il confine tra l’equilibrio richiamato dal ruolo e un attivismo politico tout court rischia di essere superato. Ne derivano aspetti non proprio secondari. È uno stato di cose che Enrico Costa, deputato e responsabile giustizia di Forza Italia, fa emergere in un lungo post social. Si parte dalla circostanza base: «In occasione del referendum sulla separazione delle carriere l’Anm ha promosso ufficialmente la nascita del comitato per il no», denominato “Giusto dire No”. Poi, nel post viene spiegato un elemento rilevante, e cioè che da un lato questo viene finanziato dall’Anm, dall’altro però anche «dai contributi di migliaia di cittadini». L’associazione ha deliberato, inoltre, uno stanziamento massimo fino a 500 mila euro. Costa, su ciò fa notare un elemento: «Questo schema crea uno stretto legame, non solo politico, ma anche formale tra magistrati in servizio iscritti all’Anm e privati sostenitori che finiscono per praticare una forma di finanziamento indiretto all’Anm, in quanto finanziano un ‘suo' comitato». Dunque, si chiede Costa, «cosa accadrebbe ove un magistrato iscritto all’Anm si trovasse di fronte, nella propria attività Tribunale un finanziatore del Comitato? Si asterrebbe per gravi ragioni di convenienza?». E ancora: «Cosa accadrebbe se si trovasse a discutere un procedimento in cui sono parti contrapposte un finanziatore del no e un sostenitore del sì?».
Giustizia, il conflitto d'interessi dei giudici dell'Anm sui finanziamenti al comitato del “No”
Nel momento in cui la sigla di rappresentanza dei magistrati decide di partecipare attivamente a una campagna referendaria, varando addirittura un com...










