Il 12 gennaio ricorrono cinquant’anni dalla morte di Agatha Christie e quale modo migliore per ricordarla se non attraverso un viaggio culinario nella sua vita personale e professionale. Il cibo, per la scrittrice inglese, non era solo un piacere, ma uno strumento narrativo: serviva a introdurre i personaggi, coinvolgendo il lettore nelle loro personalità. Molti dei suoi enigmi più celebri si svolgono, inoltre, attorno a una tavola, nelle sale da pranzo di dimore private o nei lussuosi vagoni ristorante dei treni. Qui, tra tavolini condivisi e dolci di fine pasto, si celava spesso un retrogusto ingannevole che poteva risultare fatale. Grazie all’esperienza maturata come infermiera durante la Grande Guerra, Christie conosceva bene i veleni e sapeva che lo zucchero era il modo migliore per mascherarne l’amaro.

Agatha Christie al lavoro

La prima tappa non può che essere nel Devon, la regione dove è nata il 15 settembre del 1890. Cresciuta a Torquay in una famiglia borghese dell'Inghilterra vittoriana, ha sempre avuto nel porridge il suo comfort food per eccellenza al quale si è poi aggiunto il classico tè delle cinque in età adulta. In questo rito tipicamente britannico, Christie non cercava la raffinatezza, ma la sostanza: amava la panna rappresa tipica della zona, servita con scones e marmellata; come bevanda il tè nero dell'Assam, importato dall’omonima regione indiana, robusto e scuro.