da New York
Il blitz che ha portato alla cattura di Nicolás Maduro non ha chiuso il dossier Venezuela: lo ha appena aperto. Mentre Donald Trump rivendica apertamente l'intenzione di «gestire» il Paese «per anni», trasformandolo in un'operazione politica ed economica a guida statunitense, attorno alla sua strategia espansionista emergono le prime linee di resistenza. Negli Stati Uniti, il Senato tenta di alzare un argine, richiamando il presidente ai limiti costituzionali dei poteri di guerra. All'estero, voci autorevoli come quella di Emmanuel Macron mettono in guardia contro il ritorno di logiche di «aggressività neocoloniale», segnalando che la politica estera di Trump sta diventando un banco di prova anche per gli equilibri internazionali. Un allarme che trova riscontro anche su altri dossier aperti dalla Casa Bianca: secondo indiscrezioni, funzionari statunitensi avrebbero discusso l'ipotesi di offrire pagamenti diretti ai cittadini della Groenlandia, tra i 10 e i 100 mila dollari a persona, per incentivarne la separazione dalla Danimarca e un possibile ingresso nell'orbita americana. Un approccio esplicitamente transazionale, respinto con durezza da Nuuk e Copenaghen, nonostante il monito del vicepresidente Vance a «prendere sul serio» Trump sul futuro di quella terra.














